Incarna a Primavera,
sparaso beo bianco
cavà da Mare Tera,
fruto de suori
e de tanta passion.
‘na crepaura nea sparasara
e soto se cata el bianco turion,
l’omo e la femena, de scavesson
a cavar col fero un dopo che altro,
in ‘tun slargo de canpo
varie vanese ben postae
tute drite, alineae.
Ogni far dea sera vari còeori se presta,
seste meze piene
e vien svodae rento ‘na bote
inpienà de aqua a lavar
a tera che resta tacà.
Suìto, de misura, pareciai in masso
con ponte e cui ben sistemae
a far bea mostra pa’l foresto
che in tecia voe cusinarli.
Sparasi e ovi a so’ morte
negai in’te l’ojo con pevare e sae,
boni anca in tea gràea,
e non sòeo quea,
ma su: risoti, sughi, graspe e…

Fa capire che è Primavera, / asparago bello e bianco / levato dalla Terra, / frutto di sudori / e di tanta passione. / Una crepa nel terreno della coltivazione / fa capire che sotto si trova il bianco turione, / l’uomo e la donna, proni / a levare con il ferro gli asparagi uno dopo l’altro, / la postazione nel campo / dove si trovano vari filari  bene lavorati / dritti e allineati. / Ogni sera vari colori si intravedono, / ceste mezze piene / vengono svuotate dentro una botte / ripiena d’acqua a lavare / della terra che è rimasta attaccata. / Subito, di misura, messi in mazzo / con punte e culi bene sistemati / per essere visti dall’acquirente / che in pentola vuole presto cucinare. / Asparagi e uova sono la loro morte / annegati in olio con pepe e sale, / buoni anche ai ferri, / e non solo quella, / ma anche su: risotti, sughi, grappe e…

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