Diese ani go spetà
el momento ze rivà
el peraro se ga infiorà,
bei tenari, tanti fioreti bianchi ga sboccià.
Bastaria che tegnesse su un pero
senò i rami dal peso i scavessaria,
st’ano ze stà potà da sapiente man
parqueo che anca a pianta ga fato festa
anca jù ga alsà a cresta.
El sembra spaurio, la da soéo
in mezo al campo de olivari
lu, sentinea che varda al sodo .. dei fruti.

 

Dieci anni che aspettavo / il momento ora è arrivato / il pero si è infiorato, / belli teneri, tanti fiori bianchi sono sbocciati. / A me basta che tenga su un pero / altrimenti i rami a causa del peso potrebbero rompersi, / quest’anno è stato potato da mano capace (il mio amico Giovanni) / per questo motivo che il pero fa festa / anche lui ha alzato la testa. / Il pero sembra che abbia paura, li da solo / in mezzo al campo di olivi / lui, sentinella che guarda (attento) ai suoi frutti.

Una risposta to “El me peraro”

  1. Ciao Valerio, io scrivo spesso su Suppergiu.net (non possiedo e-mail, così ti ho dato quella del sito perchè è obbligatoria per inviare qui un commento!!) e ho notato il tuo saluto, così sono venuta a scuriosare tra le tue poesie e i tuoi pensieri. Il tuo dialetto mi è incomprensibile (grazie per la traduzione), ma la tua anima ha i colori della montagna, è fresca e limpida. Spero che tu torni a trovarci!

    Ali

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