Archivio di febbraio, 2008

Vino

martedì, 19th febbraio, 2008

So’ ‘ndà a vin.
So’ ‘ndà da soéo.
So’ tornà coe me gambe
nessun me ga menà casa.
Bisognaria ‘ndare con un par de amighi
de bon gomio.
Jori poe
mi no posso pì.
I “Medeghi” noi voe pì
che mi bevi !!!
VIN tristo,
ma un bon biceroto
no se poe assarlo là.
Saria un pecà
anca par la MAMA, tera,
che lo gà generà.

Sono andato a vino. / Sono andato da solo. / Sono tornato con le mie gambe / nessuno mi ha portato a casa. / Bisognerebbe andare con un paio di amici / di gomito buono. / Loro possono / io non posso più. / I “Medici” mi hanno proibito / che io beva!! / Vino triste / ma un buon bicchiere / non si può lasciarlo li. / Sarebbe un peccato / anche per la Mamma, terra, / che lo ha generato.

L’aquilone

lunedì, 18th febbraio, 2008

Quanti sogni a te legati
in quei anni ormai passati
quando in cielo tu volavi
e i segreti miei portavi.
Con un foglio di carta rossa
una stecca un pò grossa
un pò di colla di farina
macinata molto fina.
Con un filo un pò forte
conoscevi già la sorte
su nel cielo dovevi andare
e nell’aria volteggiare.
T’innalzavi contro vento
era quello il gran momento
sempre in alto tu libravi
verso il sole t’innalzavi.
Se poi c’era la bonaccia
d’un pò d’aria si andava a caccia
per tenerti lì sospeso
con il filo sempre teso.
Se iniziavia ad atterrare
mi facevi preoccupare
ti vedevo ondeggiare
fremevo ogni istante.
Si correva lungo il prato
fin che avevo fiato
ci siam fatti compagnia
li vicino a casa mia.

Madonnina del Monte Grappa

domenica, 17th febbraio, 2008

Daea cima dominante
la pianura sottostante
ti si guardia, sentinea
par l’Italia tutta bea.
Il rispeto che te porto
l’e par el nonno che ze morto
ze vero
tutto torno ze cimitero.
Quando camino sul scaeon
lo fasso con devosion
penso a tutti i pori tusi
là restai rento i busi.
Caro Grappa cima beata
la libertà da ti ze nata
ze nato par vero amore
par un’Italia tuta in fiore.
I sentieri usai par la guera
desso i ze caminai daea matina la sera
da contente (allegre) compagnie
da fameie ben unie.
Daea cima te vedi il mare
se te o assa el ceo vardare
te vedi anca i Appennini
anca se i ze tanto picinini.

Su e zo

sabato, 16th febbraio, 2008

Chi va su
vien
anca zo.
Varda,
torna a vardare,
rivarda,
no fermarte,
tira drito.
Chi de longo va
no saeúdarà.
Ma che vissuo
ze
sto qua.

Tramonto – Caéa el soe

venerdì, 15th febbraio, 2008

El soe drio e montagne và
par ‘na note scuro deventarà,
la matina dopo s’alzerà
dall’altra parte de dove se gà butà.
Coeori sempre pì offuscai
coeori sempre pì smorsai
coeori che no’ i sembra veri,
un pitòr nei sò pensieri
copiarli voria,
tanta fadiga faria.
Ogni bater de oci,
sfumadure diverse,
sfumadure de pastroci,
coeori insembrai
nell’infinito butai.

Il sole dietro le montagne va / per una notte tenebre diventerà, / al mattino dopo si alzerà / dall’altra parte da dove si è spento. / Colori sempre più offuscati / colori sempre più stinti / colori che non sembrano veri / un pittore nei suoi pensieri / vorrebbe copiarli, / farebbe tanta fatica. / Ogni secondo, / sfumature diverse, / sfumature di caos, / colori mischiati / gettati nel cielo infinito.

Amore

giovedì, 14th febbraio, 2008

Il cuore sente il sole/calore,
è finito l’inverno gelido.
L’amore spunta
come tenere gemme,
sboccia di primavera
il fiore più bello,
sei TU.

San Valentino

giovedì, 14th febbraio, 2008

Oggi sono quì pronto a scagliare
dardi intrinsi d’amore,
che nascono dal cuore
lanciati alla dolce metà
senza nascondere l’età,
per farvi nuovamente innamorare.

Il caminetto

mercoledì, 13th febbraio, 2008

Torno el camineto
la fameja sentava,
tuti i vardava
cosa a nona cusinava.
La poenta nel laveso stava
la nuora pì zovane la menava,
el gaeto nel speo girava.
In canton del camin
sora le bronse, pian pianin
‘na tecia a pipar col spesatin.
Soto le bronse patate butae
da magnar quando e ze cusinae.
Sentà sul caregon, dea fameja el paron
con in boca la pipa de pendoéon
a contar storie ai boce, meravijai
fin che de sena no’ i zera ciamai.
Sora el panaro la puenta butà
che col fio vegneva tajà.
Meze femene la toéa spareciava
e altre el seciaro ghe tocava,
i omeni, presto, la corona pregava,
zente de fiò i spetava
mentre i boce in leto andava.
Tuti i ciacoéava
anca se tresete i zugava,
e mame soto a luce del canfin
a giustar con l’ago e fio el calsin.
Stanchi, dea giornata finia,
in leto butai
sora i scartossi de sorgo sgrafoiai.

Attorno al caminetto, una volta la famiglia si riuniva, per discutere, giocare, osservare anche cosa la nonna cucinava.
La sposa più giovane era addetta, mescolare nel paiolo appeso alla catena, la polenta.
Un galletto infilato nello spiedo a cucinare stava.
La famiglia, una volta era numerosa, pertanto tante bocche da sfamare, il spezzatino lentamente (pipare) stava a cuocere sopra i resti della legna bruciata (bronse); sotto le (bronse) sono state messe patate a cucinarsi.
Seduto sul grande e comodo seggiolone , il nonno, il capo famiglia con la pipa in bocca racconta storie ai bimbi che pendevano dalle sue labbra, fino a che la cena non era servita.
Finito di mangiare la tavola veniva sparecchiata dalle donne più giovani, e a loro toccava anche pulire piatti e pentolame.
I maschi prendevano la corona e recitavano ad alta voce le preghiere , e cercavano di far presto perchè aspettavano gente (fiò), mentre i bimbi venivano mandati a letto.
Attorno al caminetto , finiva con gli amici la serata, giocando a carte, parlando di vari problemi, mentre le donne erano intente a cucire e rammendare.
Tutti stanchi per le fatiche della giornata, a letto a riposare andavano, il materasso leggero,caldo, morbido, che li avvolgeva era fatto delle foglie, di cartoccio, che avvolgono la pannocchia di mais.

Fagioli

martedì, 12th febbraio, 2008

Miccia di voci sbagliate
di coniugi che non si amano più,
e la notte, di spalle,
nel dormiveglia, si lanciano
invettive da decodificare.
Fagioli, convertiti in fiati,
disertori a una lingua parlata,
scelgono per il dileguo
la porta di servizio.
Fagioli, in macina per polvere da sparo,
l’unica che non teme il bagnato.
Fagioli, atomica dei nasi,
a volte salvati
da un pollice e un indice.
Fagioli, combustibile domestico gratuito,
per riscaldare e svegliare famiglie
spesso sono l’unica atmosfera.
Fagioli, munizioni per la guerra dei poveri.
Attenzione!
Maneggiare con cura,
possono esplodere
dalla parte sbagliata
in un rutto.

A spasso coe “Bronse”

lunedì, 11th febbraio, 2008

Domenega ze ‘ndà
ormai ze passà,
beo ze stà.
So ‘ndà a
“Spasso coe Bronse”.
A vita vien ciapà
vardando sempre pì in la,
savendo quando brincar
la stea che te fa navigar
in t’un mare céeste
de gioia, amor e serenità.

bronse@telenordest.it