I ani passa
e stajon se core drio
una dopo e altre.
De ti, cossa ze che resta?
Se no’ a sapiensa, l’amor e a bontà,
che te poi donar col core,
i te ricordarà nei timpi che vegnarà.
Anca ‘sta qua,
da gnente creà,
da tanti butà,
da serti pagà,
par esser mirà,
no da tuti sognà.
“QUEO” che tuto el sa,
parcossa questo se fa,
la man, no’ più la da
par gnente preucupà
de quel che vegnarà.

Gli anni passano, / le stagioni si corrono dietro / una dopo le altre. / Di te, cosa è che resterà? / Se non l’intelletto, l’amore e la bontà, / che puoi donare con il cuore, / ti ricorderanno nei prossimi anni. / Anche questa qui (appena scritta), / venuta dal nulla, / da tante persone sarà cestinata, / da altri potrebbero pagarla, / o solo per essere ammirata, / però da tutti sognata. / “QUELLO” (Dio) che sa già tutto, / perchè questo si scrive, / la mano, non la da più / e per nulla preuccupato / di quello che avverrà.

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